Di e con Elisa Sbaragli
Musiche Elia Anelli
Disegno luci Simone Baselli
Una produzione DANCEME (PERYPEZYE URBANE) con il sostegno del MIBACT
Si ringrazia per il supporto al processo creativo ARTEMISTA, OFFICINE PAPAGE, FATTORIA VITTADINI, ELISE WITT ed EDOARDO SANSONNE

VACUO è il mio terzo progetto di ricerca, nato grazie al supporto e all’uso dell’app DanceMe.
DanceMe è una piattaforma multimediale ideata da Perypezye Urbane e divenuta organismo di produzione della danza sostenuto
dal MiBact.

Questo nuovo capitolo del mio percorso artistico è un’interrogazione sul concetto di vuoto e del suo opposto: il pieno.
A questa opposizione si aggancia un’altra dicotomia: silenzio/rumore.
La volontà di attraversare queste dicotomie nasce da un profondo desiderio personale di poter osservare ciò che mi circonda con un ascolto ed un’attenzione più profonda, mettendo in atto un tentativo di rallentare la frenesia che caratterizza la quotidianità.
A partire da questo pensiero il lavoro cuce assieme sia il panorama legato alle pratiche meditative sia il panorama della fisica
come materia teorica. Questi due materiali sono studiati, analizzati ed applicati per poter andare a creare il corpo, lo spazio e il paesaggio sonoro che costituiscono lo scheletro portante di Vacuo.

La direzione del lavoro pone il suo centro attorno al corpo e alle relazioni che esso crea con il tessuto costituito da spazio e tempo. La respirazione è il primo anello con cui è costruita la catena di relazioni tra corpo e spazio nonché lo strumento di cui si serve Vacuo per dipanare il suo filo.
Il respiro è il primo motore di Vacuo. Esso delinea il corpo nelle sue forme essenziali, lo traccia nel vuoto, lo anima, lo muove fino a condurlo nello spazio circostante.
Qui, in questo conquistato nuovo spazio, il corpo può esplorare tutte le possibili forme e geometrie, interne ed esterne ad esso, disegnandole.
La sua azione rende visibili piani e linee che lo spettatore all’inizio vede come pura aria.
Il corpo da linea eterea, da semplice traccia, diventa concreto e tangibile come le forme che ha disegnato; ed è attraverso questa concretezza che può, in un vortice di orizzonti sempre più larghi, attraversare nuovi spazi, piani e dimensioni intrecciando con essi infiniti legami.

Il respiro che conduce il susseguirsi delle relazioni e degli scambi con i piani dello spazio diventa lentamente azione, richiesta.

Si fa voce.

La respirazione, su cui è costruita la qualità del movimento di tutto il lavoro, è studiata partendo dalla semplice e pura azione fisiologica involontaria.
L’aria che entra ed esce dai polmoni. L’aria che riempie e svuota la cassa toracica.
L’aria che attraversa ogni angolo del corpo, si deposita e si solleva.
L’aria che crea dei pieni e dei vuoti in una continua ineluttabile azione che provoca effetti e spostamenti in tutte le parti di un corpo costruito in maniera organica da elementi interdipendenti.

Il corpo come il simbolo del Tao dove tutti gli elementi sono connessi e reciproci.
Lo yin e lo yang sono presenti entrambi, allo stesso tempo, in un equilibrio dinamico dato dall’alternanza e dal ritmo del respiro, che sposta i pesi e le possibilità da una parte e dell’altra senza mai trovare un assoluto.

Il silenzio è l’altro elemento fondante di questo lavoro. Un silenzio che nasce dalla necessità dell’attesa, nella quale il corpo si posa per contemplare lo spazio circostante, dove lo sguardo si appoggia sul visibile e fa emergere le geometrie e linee dell’invisibile. In questo stare il corpo si riempie e si svuota, crea pause, ricerca la quiete e si lascia trascinare dalla concitazione del gesto.

Lo spazio di Vacuo è costituito da una costellazione di elementi geometrici interconnessi, legati da linee invisibili che il corpo è chiamato a rendere visibili e tangibili.
Nello spazio compreso tra questi oggetti prende forma il vuoto.
Il vuoto di cui tratta lo spettacolo è un vuoto che, come ci suggerisce la fisica, non è costituito dal puro nulla.
Al contrario è un vuoto colmo di particelle che, in una danza continua, vengono generate e distrutte all’interno di un processo senza fine.
E’ un vuoto denso di tutte le possibilità dell’universo.

Come il corpo anche la luce percorre lo stesso cammino. Inizialmente solo una luce sottile dove il corpo appare nella penombra. Anch’essa respira assieme al corpo e lentamente sull’onda di questo respiro allarga lo spazio dove il corpo prende vita.
In seguito la luce diventa materia tangibile spostando il corpo, sezionando lo spazio e creando vuoti e pieni.

Il flusso su cui si poggia Vacuo è la colonna sonora composta assieme al musicista Elia Anelli.
Questo flusso dipana nel tempo diversi paesaggi sonori che investono la danza spostandola e deviandola dalla certezza del gesto.
Nel contempo la guidano nell’esplorazione di spazi ed orizzonti sempre più saturi fino a sovrastarla.
Il respiro, colto in armonia con il suono del mare e del vento, si trasforma progressivamente in una voce ancestrale; un’estensione corporea del desiderio di cercare, come una torcia nel buio.
La musica restituisce percezioni cangianti dello spazio: da quello celeste a quello interiore, “vuoto” e “pieno” sono concetti relativi, mutevoli, fluidi.